Scopriamo i segreti del Plastic: intervista a Lucio Nisi |
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Fino a un paio di mesi fa, guardavo con occhio un po’ sospettoso e scostante quelle due saracinesche nere in viale Umbria 120, affiancate da muri scrostati desiderosi di una bella pitturata, sovrastate da due insegne, di cui una, KILLER, non particolarmente accogliente. L’altra, PLASTIC O, è il nome più usato della discoteca considerata più trasgressiva di Milano, dove probabilmente non avrei mai messo piede.
Invece…..ho avuto occasione di andarci per una serata organizzata da amici ed ho fatto conoscenza anche con il “padrone”, Lucio Nisi, persona molto cordiale, tutt’altro che trasgressiva, e non solo ormai per via dell’età (fra i 50 e i 60).
E’ nata così l’idea di intervistarlo, dato che la presenza del suo locale è comunque significativa in zona e ormai “storica”.
Ma da cosa è nato questo alone di trasgressività che vi circonda?
“Quando abbiamo aperto il locale nel dicembre 1980 – ci ricorda Lucio Nisi - siamo stati i primi a farlo tutto nero. I nostri frequentatori erano punk, dark, ognuno era libero di vestirsi come voleva. Ecco, noi abbiamo aperto il locale a un pubblico diverso da quello delle discoteche di allora.”
Ma la trasgressività non si limitava solo a quello, mi sembra.
“No, avevamo le serate gay “men to men” e le serate lesbiche (chiamate towanda); in quegli anni non era una cosa molto comune.”
Ricordo tanti anni fa un servizio televisivo dove si vedevano ragazzi abbigliati in modo particolarmente stravagante, travestiti…
“Sì, c’erano le drag queen, venivano qui a vestirsi e truccarsi nei bagni, visto che in famiglia non lo avrebbero mai fatto. Da qualche anno però non facciamo più queste serate.”
A quale pubblico vi rivolgete, allora?
“Abbiamo fatto la scelta di svecchiare il locale: ad esempio il venerdì sera abbiamo la serata London love, per i giovani dai 16 ai 20 anni, con musica rock inglese. Dalle 22 alle 24 possono entrare senza biglietto d’ingresso e la consumazione costa 6 euro; poi alle 2 si chiude, così la mattina possono andare a scuola” (mi permetto di dubitare che siano proprio svegli la mattina a scuola, se ci vanno – n.d.r)
E le altre serate, che cosa offrite?
“Il giovedì, musica elettronica dal vivo con grossi nomi a livello europeo; poi musica underground, il sabato serate anni 60-70-80 di musica italiana, queste nella sala Bordello”
A nomi non scherzate; a proposito perché Killer?
“Così, sono stati i ragazzi a darglielo, non ha un particolare significato”
Che poi, i “ragazzi” per il signor Lucio sono i primi dipendenti, coinvolti poi nella gestione del locale e diventati soci della This is Plastic s.r.l.: il direttore artistico Nicola Guiducci, la manager Rosangela Rossi, detta Pinky, Sergio Tavelli che cura l’Ufficio stampa e fa il dj.
“Fra le serate che facciamo, ci tengo anche all’ aperitivo della domenica, dalle 20.30 alle 2 con mostre quindicinali di quadri o di fotografie, serata Paris Match, si chiama”.
Passiamo a argomenti meno festaioli, problemi con il vicinato e il territorio?
“Siamo in una posizione con poca residenza, e questo rende la nostra presenza meno problematica. Con i vicini che abitano sopra la discoteca abbiamo fatto un formale accordo e abbiamo loro riconosciuto il danno biologico. Poi, certo, all’esterno del locale può succedere anche qualche rissa, mentre all’interno abbiamo 5 ragazzi della sicurezza che vigilano e già la loro stazza è un deterrente. Io poi sono sempre presente, cosa non usuale nei locali notturni. D’altronde, se dopo 25 anni siamo ancora qui, vuol dire che siamo stati in grado di tenere sotto controllo la situazione. Ho anche sempre collaborato con vigili e carabinieri: fino al 2002-2003 i carabinieri pattugliavano la zona qui intorno, la via chiusa che c’è qui dietro, per impedire uso e spaccio di droga.”
Un lavoro faticoso e impegnativo, quello del signor Lucio; ma prima del Plastic, era sempre del settore? - chiediamo.
“No, facevo il fruttivendolo.”
Ma allora anche 25 anni fa non c’era il posto di lavoro fisso!
Stefania Aleni
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