Home Chi siamo Contatti Info su Modulo d'iscrizione Offerte speciali
 
I nostri link
   
  Incontri
   
  Cultura e spettacolo
   
  Tempo libero
   
  Pranzo cena
   
  Negozi
   
  Professionisti
   
  Vie e trasporti
   
  Parrocchie
   
  Alloggi e abitazioni
   
  Lavoro
   
  Istruzione
   
  Servizi
   
  Attività fisica
 
 
 
 
 
 
 
Possibilità ai negozianti di inserire gratis il nome e indirizzo negozio!
 

Iscrivetevi alla news-letter di milano est

h
Da dove viene Calvairate?
 
Testi e immagini forniti da "QUATTRO"


Da dove viene Calvairate?
Il quartiere di Calvairate è uno dei più antichi della nostra zona: la sua storia si perde nella notte dei tempi. Quale sia l’origine di questo nome non è ben chiaro e gli studiosi hanno proposto almeno due diverse interpretazioni. Dante Olivieri, nel suo“Dizionario di toponomastica lombarda”, alla voce Calvairate, suggerisce di risalire ad un nome romano, quale Calvarius o qualcosa di simile. Nella monumentale opera in quattro volumi “le Strade di Milano”, Raffaele Bagnoli espone la tesi alternativa, secondo la quale il nome della località deriverebbe dal monte Calvario, che sarebbe stato lì ricordato fin dal sedicesimo secolo. La prima tesi è stata ripresa, qualche decennio fa, da monsignor Vogotti, della parrocchia S. Pio V e questa ci sembra la tesi più credibile, soprattutto alla luce di qualche altro indizio che la supporta. S. Maria di Calvairate, era una località ad est di Milano, che oggi è inglobata nella città: quasi a metà strada tra il Duomo e il corso del Lambro. Per di là passava una strada antichissima, la cui esistenza risulta soltanto da ciò che è rimasto sul terreno: tronchi di strade, carrarecce campestri, fossati e filari d’alberi. Il primo tratto è perfettamente rettilineo: lo è un po’ meno il successivo, condizionato dall’attraversamento del Lambro e dell’Adda. Conduceva al capoluogo gallico d’Acerra e fu una strada importante, almeno per alcuni secoli. Lungo il percorso, la disposizione delle strade minori evidenzia ancor oggi tracce della centuriatio romana. Come sappiamo, la centuriazione è una delle meravigliose realizzazioni effettuate dai Romani: sarebbe, però, ingenuo pensare che essi si siano sempre presi cura di terre aride, incolte ed inaccessibili. In questo caso, il loro interesse cadde su terreni ubicati presso un’importante strada, non lontani dalla città e prossimi ad un grande fiume: qui si era già sviluppata un’agricoltura che i contemporanei giudicavano esemplare. I Romani divisero le proprietà terriere della Gallia Cisalpina, appena conquistata, in una rete ben tracciata di poderi, che venivano assegnati come compenso ai sudditi i quali, volenti o nolenti, avevano partecipato alle loro imprese belliche. Così fece a Milano, anche Giulio Cesare, con i molti legionari della Gallia Cisalpina che gli sottomisero la Gallia Transalpina e l’Elvezia. A Calvairate ritroviamo quindi il grande condottiero, o quantomeno un segno della sua generosità: si direbbe, che a Milano la generosità è contagiosa. Egli stabilì un criterio preciso di ricompensa a coloro che per anni avevano affrontato battaglie nel suo nome. E così Calvasio, anonima pedina sulla grande scacchiera di Giulio Cesare, stanco di troppi combattimenti, ma vivo, si ritrovò proprietario di un appezzamento di terreno, lo lavorò e riuscì ad acquisire altri poderi da aggiungere al primo; lo fece, con il guizzo d’orgoglio di chi ce l’ha fatta, a migliorare la propria vita, a raggiungere un sogno di tranquilla normalità concepito in mezzo alla battaglia, tra la pioggia, il fango, i corpi riversi dei legionari amici, con cui solo qualche ora prima aveva riso e bevuto, con i dadi in mano. Con quello stesso guizzo d’orgoglio conferì ai terreni il suo nome. Da Calvasio: Calvairate. Questi elementi c’inducono a pensare ad un personaggio, che fu soprattutto un bravo legionario, ma anche un laborioso cittadino. Qualche altra informazione potrebbe fornircela una stele conservata a Milano, se vogliamo credere che si riferisca proprio al nostro Calvasio: eventualità che un paio d’indizi tendono a suffragare. Si tratta di un cippo d’età romana, reimpiegato nelle mura presso la vecchia Porta Orientale (cioè dalla parte della città dove si trova Calvairate); inoltre il suo aspetto, in marmo di Candoglia accuratamente decorato, lo fa attribuire ad un personaggio alquanto affermato. L’iscrizione, adesso illeggibile, ma ricostruibile con certezza in base ad antiche letture, esprime il doveroso affetto di una figlia per i genitori, uno dei quali è detto pontefice, addetto dunque ai culti ufficiali della città. L’iscrizione riporta il suo nome, Gaio Calvisio Ianuario, e quello della sua sposa, Lucilia Rufina. Il nome della donna rivela un’origine sicuramente locale, in quanto è la versione femminile di Rufo, classico nome gallico. La figlia, dedicante, ricorda il padre, con un aggettivo molto commovente: “indulgente”. Calvasio era stato un bravo legionario e un laborioso cittadino: ma Lucilia lo vuole ricordare soprattutto come “buono, paziente e comprensivo”. È un personaggio che vorremmo ricordare con viva simpatia: perché non dedicargli la biblioteca di zona, recentemente riaperta? Giorgio Fumagalli (ISCRIZIONE SUL CIPPO DELLA FOTO) AGLI DEI MANI DI GAIO CALVISIO IANUARIO, PONTEFICE, CALVISIA RUFINA, FIGLIA DI GAIO, AL PADRE MOLTO INDULGENTE ED A LUCILIA RUFINA, SUA MADRE.

 
   
 
   
   

 
Abbigliamento
  Agenzia viaggi
  Alimentari
  Arredamento/casalingh
  Artigianato
  Auto e moto
  Banche
  Bellezza
  Calzature
  Cartolerie/colorifici
Casalinghi
  Farmacie
  Ferramenta
  Fiori/piante
  Foto cineottica
  Gelaterie
  Garage/autolavaggi
  Grandi magazzini
  Hi-Fi elettronica
  PC informatica
  Lavasecco
  Libri
  Pasticceria
  Pelletterie
  Regali
  Telefonia
  Ufficio
  Video noleggio