Paesaggi svelati di una piccola strada: via Sannio |
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Vi ricordate il paesaggio della via Sannio, giusto dietro piazzale Lodi, fino a pochi anni fa? Impressionante. Delimitata, da una parte, dalle forme imponenti dal complesso industriale della Brown-Boveri, e, dall’altra, dagli edifici a ridosso di corso Lodi; interrotta, nella sua continuità urbana verso le vie Longanesi e Nervesa dalla cintura ferroviaria e dalla stazione di Porta Romana, la via Sannio era una strada a fondo cieco, caratterizzata da edifici sorprendentemente alti in rapporto alla contenuta larghezza stradale, e buia. Una delle poche testimonianze rimaste della Milano industriale; un paesaggio otto-novecentesco che sembrava estratto dal famoso quadro “Officine a Porta Romana” di Umberto Boccioni (1908), dagli indimenticabili dipinti metafisici di Mario Sironi, e che ricordava le vicende di vita, fisica e sociale, della famiglia immigrata a Milano nel film “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti (1960). Un’atmosfera straordinaria, soprattutto la sera, anche grazie al “Racanà”, un pub perfettamente integrato in quel paesaggio surreale.
Negli ultimi anni quel luogo è stato oggetto di uno dei PRU (Programmi di Riqualificazione Urbana) milanesi, quello di Piazza Lodi, che ha portato allo smantellamento del manufatto industriale, ad un nuovo centro commerciale su viale Umbria, a delle residenze (in parte oggi in costruzione) e ad un futuro parco con relative attrezzature (vedi www.quattronet.it/progetti.htlm): al di là dei giudizi qualitativi esprimibili a proposito del più generale progetto PRU Lodi, interessa in questa sede sottolineare le trasformazioni indotte da questo intervento nel paesaggio sopradescritto della via Sannio.
Provate dunque a percorrerla a piedi entrando dal piazzale Lodi, in direzione est: l’originale atmosfera un po’ tetra e reclusa, eppure così carica di fascino, si è trasformata in uno spazio aperto di grande respiro. Là dove prima vi era il “recinto” edilizio, ora la prospettiva si apre verso il futuro parco, con un miglioramento delle condizioni di leggibilità e fruibilità dello spazio, nonchè dei percorsi veicolari e ciclo-pedonali. Anche la percezione dell’attuale stazione di Porta Romana nel suo rapporto con le forme delle città verso nord ne ha giovato: un primo piccolo passo verso una migliore visibilità, ed un più comodo utilizzo, della stazione in attesa del più ampio – e sperato - recupero alla città dello scalo ferroviario di Porta Romana.
Gli edifici di nuova realizzazione che si affacciano sulla via Sannio (vedi foto), un fabbricato imponente di 9 piani fuori terra di edilizia convenzionata, e quelli preesistenti svelati sullo sfondo della prospettiva, non sono forse dei migliori, e poco contribuiscono all’equilibrio del nuovo paesaggio: tuttavia la trasformazione fisica e sociale di questa parte di città è notevole, e testimonia, nel suo piccolo, la profonda mutazione che ha coinvolto il paesaggio milanese negli ultimi 10 anni.
Per concludere: lasciando al lettore il compito di dare risposta alla domanda se fosse preferibile la via Sannio “industriale” del passato, oppure quella “luminosa” di oggi, ciò che interessa evidenziare è come non vada mai sottovalutata la possibilità, attraverso i progetti urbani, di indurre delle piccole/grandi modificazioni del tessuto della città preesistente nelle aree limitrofe al nuovo intervento, anche nel caso di una piccola strada. Vito Redaelli
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