Due alberi e uno scultore |
Mario Moretto: un uomo di 70 anni, energia e forza, occhi vivaci e una vita dedicata all'arte della scultura.
Lo incontro nel suo laboratorio: si affretta a mettere da parte l'ultima creazione a cui si sta dedicando per mostrarmi il suo mondo: tre stanze di uno scantinato in cui si ritrovano aeroplani appesi al soffitto, statue, un vecchio forno elettrico, locandine di mostre, foto di anni passati appese alle pareti e anche due gatti, che oziosamente sorvegliano i nostri movimenti.
Mario Moretto ha scelto di dedicare tutta la sua vita all'arte: una grande passione che ha avuto inizio presso lo studio dello scultore Dante Carpigiani, dove ha appreso i primi rudimenti che, in seguito, gli hanno permesso di aprire un suo laboratorio.
Le sue opere popolano collezioni private, ma anche Enti Pubblici: si ritrovano a Milano in Porta Garibaldi (un bassorilievo posizionato all'interno della stazione), alla Galleria del Corso, a Palazzo Marino (i busti di due sindaci) e ancora a Linate, al Corriere della Sera, alla Camera dei deputati (i ritratti di Nenni, Pertini, Iotti, Togliatti, Leone, Moro, La Malfa) e anche presso la sede del Consiglio di Zona 4 è stato collocato un busto raffigurante Pertini.
Dalle sue creazioni, dai busti di politici, a figure femminili e animali, traspare uno sguardo attento alla società e al suo sviluppo, riuscendo in modo sottile ed ironico ad interpretare l'avanzare del progresso e l'incedere della tecnologia.
La nostra chiacchierata, però, non si è limitata a curiosare tra bronzi, ricordi e riconoscimenti che affermano Moretto come uno scultore di rilievo dei nostri anni, ma ha dato uno sguardo anche a ciò che lo circonda e che in questo momento gli è molto caro. Infatti, ciò che oggi preme ad un uomo la cui energia si percepisce semplicemente osservando le sue mani, che tante volte hanno plasmato argilla, creta, scalfito ferro e tentato di piegare il bronzo alla sua creatività, è di tutt'altra natura. Ciò che appassiona i suoi discorsi sono anche due alberi, ormai solitari. Lasciati lì e, per ora, risparmiati dai nuovi lavori urbani che interessano la zona di via Decemviri.
Il suo sguardo cambia improvvisamente, riempiendosi di ansia e tristezza: melanconico ed arrabbiato ricerca in me complicità. Descrive le petizioni fatte, le firme raccolte e chiede semplicemente di lasciare un soffio di natura in un quartiere dove passante ferroviario, capannoni e nuove costruzioni fan da padroni.
Come si può pensare di rimanere senza un po' di verde? Come si può volere che anche questi due ultimi reduci vengano abbattuti per nuove colate di cemento? Queste sono le sue domande.
Non solo ho visto le sue opere e come le sue mani siano in grado di estrapolare da fredda pietra i soggetti più svariati, come questa vibri e prenda forma, ma anche cosa lui provi e lo entusiasmi.
Mario Moretto non è solo uno scultore, ma anche un uomo che cerca di osservare attentamente i cambiamenti del suo quartiere e che è in grado di stupirti togliendosi il cappello e regalandoti un mezzo inchino per dirti arrivederci. Irene Cacciola
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