Abitare la ferrovia: l’isola urbana di via Decemviri |
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Se forse tutti a Milano conoscono il quartiere “Isola”, in zona Garibaldi, probabilmente pochi sono coloro che hanno avuto modo di visitare il borgo di via Decemviri: vi si trova un’altra vera e propria isola urbana, a pianta triangolare e rinchiusa sui tre lati dalla ferrovia.
La via Decemviri, della quale Quattro ha già parlato il mese scorso, è una strada privata a fondo cieco che si raggiunge proseguendo dalla via Piranesi verso est, passando sotto il cavalcavia sulla via Sopranzi fino a giungere ai piedi della cintura ferroviaria.
E’ un’isola perché osservando le carte storiche di Milano si scopre che è dal 1936 che questo borgo si ostina a sopravvivere alla ferrovia e a rimanere città: è delimitata sul lato est dalla cintura ferroviaria; sul lato nord, dal bivio ferroviario già in funzione del Passante ferroviario verso Treviglio; sul lato sud, infine, dal bivio in costruzione che dallo stesso Passante porterà i treni verso la stazione di Rogoredo. Sono pochi i luoghi a Milano dove la città e la ferrovia formano una così forte unione, quasi una cittadella fortificata.
E’ un’isola urbana perché lungo la via Decemviri c’è tutta la Milano del XX secolo: le case a ballatoio caratteristiche dei navigli, quelle a due piani in elegante stile neoclassico, la fabbrica dimessa e quella ancora in attività, la trattoria, l’edificio realizzato con linguaggio architettonico moderno, due platani ad alto fusto che ricordano come ci si trovi in una città con tanti alberi e pure una roggia con tanto di pesci. Ciò che incuriosisce è come il prospetto principale di questo piccolo borgo si sia mantenuto orgogliosamente orientato verso la ferrovia, a pochi metri di distanza: di solito, infatti, la città rivolge le spalle alle infrastrutture.
Poche settimane fa mi è capitato di tornare nella via Decemviri e sono rimasto sbalordito: oltre ai lavori di completamento del Passante ferroviario sono in corso di realizzazione anche le opere di ampliamento della cintura ferroviaria. A sorprendere è soprattutto il nuovo muro in cemento armato che contiene il volume di terra sopra il quale transiteranno le nuove linee: un alto e imponente manufatto che interessa tutto il confine est del borgo e che per trovare spazio all’infrastruttura ha comportato un drastico restringimento della larghezza della via Decemviri, rendendo così ancora più accentuato il carattere di isola urbana. E’ proprio vero che osservare concretamente il paesaggio urbano che cambia fa sempre una certa impressione, anche per chi, come me, ritiene di fondamentale importanza la riqualificazione della rete del nodo ferroviario milanese: un intervento che in determinate situazioni, come quella che stiamo descrivendo, può anche incidere in modo profondo sulle forme della città.
Se, fino a poco tempo fa, la via Decemviri aveva una sezione stradale tutto sommato proporzionata, con il terrapieno della cintura ferroviaria più distante dalle case nonchè con delle aree a verde e delle alberature più generose, ora il disegno qualitativo della strada è in parte compromesso. Si tratta, dunque, di pensare ad un nuovo recupero urbanistico-ambientale della via, e, da questo punto di vista, una vicenda in atto che vede impegnati una parte dei cittadini residenti nel borgo (tra i quali il noto scultore Mario Moretto) merita di essere nuovamente ricordata: l’obiettivo è la conservazione dei due platani rimasti dopo le opere di ampliamento della cintura. Le due piante contribuiscono a qualificare il luogo: invece che abbatterle bisognerebbe piuttosto pensare ad un completamento delle aree a verde, pensate come tema progettuale complementare al grande muro della ferrovia.
Il luogo in esame, la sua storia e le sue più recenti trasformazioni infrastrutturali, sollevano dunque una questione di una certa importanza: quella di trovare dei modi migliori per progettare i siti dove la città e le infrastrutture di trasporto entrano in contatto. Questione non facile ma che va affrontata affinché, da un lato, le qualità e le ragioni della città non soccombano alle necessità funzionali delle infrastrutture, e, dall’altra, non accada neanche il contrario, ovvero che delle opere di riqualificazione della rete dei trasporti di interesse generale diventino impraticabili per i conflitti che in alcune particolari situazioni necessariamente insorgono con le forme di una città densa.
L’equilibrio e la cura, nel senso di attenzione ai luoghi, pare di nuovo essere la strada percorribile affinché l’intervento non risulti alla fine un’occasione persa per la città.
L’isola urbana di via Decemviri, comunque, è l’ennesima testimonianza: Milano non smetterà mai di stupirci per la ricchezza e diversità dei suoi paesaggi. Vito Redaelli
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