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A sirene spiegate
 
Testi e immagini forniti da "QUATTRO"


A sirene spiegate
Oltre quattromila interventi effettuati ogni anno, oltre 1200 nel 2005 fino ad oggi. Questi gli aridi dati che scaturiscono dalle statistiche sull’operatività dei vigili del fuoco di piazzale Cuoco. Dietro a questi numeri e diagrammi però c’è ben altro: impegno, dedizione, disponibilità, una dose notevole di rischio che identificano l’operato dei pompieri nel compiere il loro dovere intervenendo quotidianamente in ogni situazione che richiede la loro presenza nella zona sud di Milano e non solo. Giorno e notte, tutti i giorni dell’anno due turni, ognuno composto da sei uomini, pronti a scattare al minimo pericolo, ad accorrere sul luogo di un incidente, a spegnere un incendio, a sbloccare un ascensore, mettere in sicurezza cornicioni pericolanti, liberare la strada da alberi caduti o da cartelloni abbattuti dal vento, problemi di acqua nei condomini fino all’intervento classico per salvare il gattino della vecchietta che non vuol saperne di scendere dall’albero. Sempre in allerta, sempre pronti, a volte con personale ridotto, a dare una mano ai cittadini. Infatti la caserma di piazzale Cuoco garantisce la presenza di otto persone per ogni turno di dodici ore, dalle 8 alle 20 e dalle 20 alle 8, con un capo servizio presente invece tutti i giorni della settimana. Per quanto concerne la disponibilità di mezzi nella caserma sono in uso “solo” due macchine: un’autopompa e un’autoscala. Non accade spesso che le macchine siano ferme: sono quasi sempre fuori, a volte anche per aiutare altri distaccamenti. Macchine che comunque, e qui si entra in un discorso sugli aspetti negativi che impediscono ai vigili di compiere in maniera ancor più efficiente il proprio lavoro, hanno ormai i loro anni. L’autoscala ne ha 35 anni e il tempo si fa sentire. La manutenzione è costante ma quando sarà il momento la pensione o meglio la cannibalizzazione, diverrà inevitabile. Lo stesso discorso vale per l’autopompa. Insomma, ci vorrebbe, ed è quello che si auspicano tutti i vigili di piazzale Cuoco, un ringiovanimento del parco macchine con nuove dotazioni, moderne, in linea anche con le normative europee, e soprattutto più automezzi. Più automezzi significa anche più personale. Altro problema che è stato portato all’attenzione di chi di dovere perché non sempre si può garantire un organico al completo. Le malattie capitano, le ferie bisogna farle ma con i numeri attuali questi “buchi” si possono sì chiudere ma può capitare che la macchina esca con cinque anziché sei operatori e se l’intervento è semplice i problemi sono minimi, se l’emergenza è diversa una persona in meno ha il suo peso. E poi chi rimane in caserma per ricevere altre chiamate? Nessuno, con evidenti disagi alla popolazione nel caso di urgenze. Sempre in tema di personale mancante accade anche che, seppur pagati in straordinario, i vigili siano “comandati” in servizio allo stadio, nei palazzetti o nei teatri nel loro giorno di riposo quando invece dovrebbero starsene a casa. Lo stesso accade quando i vigili devono partecipare a corsi di aggiornamento o devono presentarsi in tribunale a testimoniare su un fatto che li ha riguardati direttamente durante il loro lavoro. Una serie di problemi che in definitiva si ripercuote sul servizio. Un altro punto dolente e sul quale i vigili del fuoco stanno facendo pressione è quello dell’area sottoposta alla loro giurisdizione. Guardando una cartina di Milano si può chiaramente vedere come ci sia una diversità di dislocazione di caserme dei pompieri in città. La parte Nord è molto più servita con maggior capillarità sul territorio, mentre per la parte sud solo Cuoco e Darwin assicurano il servizio in un’area molto ampia. Cuoco serve anche Melegnano e Paullo o la zona verso Lodi. Un’altra caserma risolverebbe molti problemi e soprattutto si spera siano approntati i distaccamenti previsti nell’hinterland sud, contrariamente a quanto avviene nella zona nord dove i distaccamenti sono attivi sia come sede di permanenti (vigili veri e propri) sia come volontari. Come hanno scritto in una loro lettera i vigili del fuoco: “La più volte promessa apertura di nuovi distaccamenti VV.F in zona sud, nei comuni di Binasco e Melegnano, risulta da ascrivere ormai nella sezione miti e leggende”. Anche dal punto di vista remunerativo i vigili del fuoco chiedono migliorie al loro contratto con riconoscimenti più tangibili e soprattutto che premino la professionalità e l’anzianità. Per vedere pagati gli straordinari i pompieri devono aspettare stanziamenti di fondi che arrivano anche dopo tre quattro mesi dal momento in cui è stata data la prestazione. Una situazione abbastanza “esplosiva” che risente di lungaggini burocratiche e a volte di preferenze. Come quella lamentata dell’assegnamento di un’autoscala di ultimo modello (ferma) ad un distaccamento, mentre ne era stata caldeggiata la dislocazione alla caserma di piazzale Cuoco. Non indifferente è la mancanza di fondi e di stanziamenti più cospicui a favore del rinnovamento macchine. Oasi felice il Trentino ad esempio, dove grazie ad iniziative regionali, per via dello statuto speciale, e a interventi delle casse rurali ci si trova di fronte a mezzi recentissimi e con distaccamenti molto più numerosi. Infine c’è l’ipotesi di accorpare i vigili del fuoco a poliziotti e altri corpi dello Stato. C’è chi è favorevole chi invece non è d’accordo con questa soluzione che potrebbe portare sì ad una remunerazione maggiore ma nello stesso tempo potrebbe snaturare il lavoro del vigile. Non solo incendi e quanto altro per cui sono preparati ma il pompiere finirebbe per fare servizi diversi. Presidio negli stadi, operazioni di sgombero di appartamenti occupati abusivamente o per sfratti, compiti di polizia. Una situazione che si preannuncia complessa nella sua risoluzione. Intanto ogni giorno dell’anno qualcuno risponderà sempre al 115 e in pochi attimi un automezzo partirà a sirene spiegate. Sergio Biagini

 
   
 
   
   

 
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