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I quadri di Serravalli visti da Marie-Claire Delamichelle
 
Testi e immagini forniti da "QUATTRO"


I quadri di Serravalli visti da Marie-Claire Delamichelle
E così ci siamo festeggiati: sabato 27 marzo gli amici di QUATTRO si sono ritrovati ed è stata l’occasione per presentare il libro con i racconti di Giovanni Chiara (due attori ne hanno letti un paio) e per vedere alcuni quadri del nostro storico amico Gianluigi Serravalli, fra cui quello che abbiamo utilizzato per la copertina del libro. Fra i presenti anche il pittore Edoardo Puglisi e Marie-Claire Delamichelle, critica d’arte e scrittrice. Quale migliore occasione per chiederle di “criticare” i quadri di Serravalli? E ovviamente non l’abbiamo persa. Mi trovo al cocktail organizzato dalla redazione di "Quattro" e m'imbatto, più frizzante del prosecco che ho nel flûte, nelle ultime opere del pittore Gianluigi Serravalli esposte per l'occasione nel Salone di San Pio V in via Lattanzio. I miei occhi, interessati al suo lavoro, me lo porgono espressionista di gesti, valori, sentimenti reiettati e luoghi caduti nell'oblio: cantieri portuali e fabbriche dismesse. M'incastra un lieve flash di "Combine Paintings" ispirato a Rauschemberg, ed uno spessore cromatico carico di violenza fauve. Il mio sguardo è in apprensione sui fili di rossa elettricità ad alta tensione che cercano di rianimare fino all'esasperazione questi valori perduti, in un continuo compositivo che s'infrange nelle sue stesse macchie policrome a volte stemperate in un attimo di respiro, altre volte soffocate, uccise, sotto spessi grumoli, immobili. Ingabbiature metalliche, ancora elettriche, raggirate dal filo spinato che impedisce il fluire vero e nomade del sé, in conflitto con ogni imposizione, costrizione e condizione. Osservo l'esuberanza del rivoltarsi, a tratti smorzato dall'interagire delle immagini, delle fasi rosse, spudorate e schiette, sviscerate dal suo profondo sentire libero. Un'ultima occhiata scrutatrice e mi appresto ad apprezzare il tenace puntiglio dell'artista nello spolverare e sciorinare continuo di queste memorie innalzate nella sua processione interiore, forse introversa sì, ma fortemente marcata in un ciglio di positiva determinazione. Ah! Dimenticavo. Provando a strizzarmi entrambi gli occhi, quando la luce torna a delineare lo sfondo delle tele, in particolar modo nelle ultime interpretate, ammorbidite da tratti e toni più rilassati e da lune sospese, mi accorgo di voler sorvolare il fragile adagiarsi su cattedrali gentiliniane, e di cogliere invece, un imprevedibile istinto romantico da "ultimo Chagall". Marie-Claire Delamichelle

 
   
 
   
   

 
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