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Qui si impara a fare cinema e televisione
 
Testi e immagini forniti da "QUATTRO"


Qui si impara a fare cinema e televisione
“Scuola di cinema, televisione e nuovi media”: qualcuno avrà sicuramente sentito parlare di questo gioiello milanese ma non solo, normali appassionati o addetti ai lavori, o semplicemente passanti, perché non si può fare a meno di notare questa struttura, con gli striscioni all’esterno che la contraddistinguono. La scuola, infatti, dopo vari spostamenti, da tre anni è approdata in zona, esattamente in via Colletta 51/a, di fronte al Centro Commerciale ed accanto alle scuole Elementari e all’asilo nido, anche se la sua sede definitiva dovrebbe essere all’Ansaldo: il progetto è pronto, la decisione presa, ma mancano i fondi per realizzare la nuova struttura. Abbiamo incontrato il Direttore della scuola, Daniele Maggioni, una mattina di fine marzo all’ora di pranzo nel suo ufficio, piccolo e disadorno anche se accogliente. Maggioni, oltre ad essere il responsabile della scuola di cinema, è anche produttore famoso e premiato (di film come “Le acrobate” e “Pane e tulipani” di Silvio Soldini), e ha anche incarichi d’insegnamento e consulenza al Politecnico e allo Iulm, Libera Università di Lingue e Comunicazione. Ci parla subito della risonanza culturale e dell’importanza della scuola a livello internazionale; non tralascia altresì di dire che gli spazi per ora disponibili per gli studenti e per gli insegnanti sono scarsi (“Gli spazi e gli strumenti non bastano mai” dice, a ragione), anche perché nell’anno 2003-2004 gli iscritti sono 310, tra quelli dei corsi diurni e serali. Domandiamo al direttore di ricapitolare brevemente l’organizzazione dei corsi: vi è un primo corso introduttivo, organizzato per la cittadinanza, che offre le basi della “didattica” cinematografica, televisiva, dei nuovi media per quanto riguarda l’esercizio sul campo; poi un corso di filmaker della durata di un anno, infine un corso “di primo livello” che offre un riconoscimento significativo. “Anche perché – sottolinea Daniele Maggioni – il 75 % degli studenti che escono dalla nostra scuola trova occupazione per il lavoro su cui si è formato qui dentro”. La scuola si propone di formare gli studenti per professioni: sceneggiatori, registi, produttori, o per la televisione: autori, presentatori, fonici… La scuola serale, in particolare, offre dei percorsi tematici e di approfondimento personalizzato (percorsi di scrittura, di produzione, di sceneggiatura, di regia, ecc.). Del resto gli insegnanti della scuola sono quasi tutti professionisti specializzati, di ruolo o consulenti, che prestano i loro servizi e le loro capacità: qui insegnano ad esempio Massimo Mariani, importante tecnico del suono, o Ercole Visconti, bravissimo direttore della fotografia, per citarne soltanto due. E ci sono anche stati alunni diventati poi celebri? “Una per tutti – ci risponde – Roberta Torre, regista”. Il filo conduttore, su cui insiste il direttore Maggioni, dell’attività della scuola sta nel dosare qualità formativa e qualità tecnica degli insegnanti; un’altra caratteristica è data da una impegnativa propensione a fare il cinema, non a studiarne la storia o la critica. È qui che, dopo le nostre insidiose domande, Maggioni passa a parlare del rapporto quasi inesistente tra la Scuola di cinema e le istituzioni accademiche, in particolare i dipartimenti o gli istituti universitari che si occupano di cinema e di scienze dello spettacolo. Esistono, è chiaro, differenti tradizioni degli atenei milanesi (che sono, oggettivamente, quasi del tutto impreparati e obsoleti per l’insegnamento e lo studio delle discipline cinematografiche), che portano questa o quell’altra università a preferire le teorie del cinema, i confronti tra le estetiche cinematografiche, l’analisi filmica; invece la Scuola di cinema, televisione e nuovi media, ha un’altra vocazione: l’attività sul campo, il fare cinema appunto. Infatti la Scuola realizza circa 108 produzioni all’anno, e solo nel mese di marzo gli alunni di televisione dovevano preparare undici lavori. Per entrare nella scuola la selezione è durissima, perché sono disponibili soltanto pochi posti: “l’attestato” che viene dato alla conclusione del percorso didattico non è una laurea, ma un riconoscimento della regione Lombardia, ma quello che conta è la grande conoscenza e capacità di lavorare che è stata acquisita. Non possiamo, infine, non osservare e non ammirare nel nostro interlocutore il grande amore per questo lavoro, per il mondo dello spettacolo, così affascinante e anche difficoltoso, e soprattutto il riconoscimento del cinema come lavoro di squadra. Il film si costruisce con la presenza di tutti: il regista, gli sceneggiatori, i costumisti, gli attori, e tutti gli altri. Così il lavoro in televisione o nella pubblicità. Facendo un giro per la scuola, nelle aule, nelle sale di registrazione, nei laboratori, guardando i ragazzi tutti presi nelle loro attività, abbiamo la speranza di vedere realizzato il sogno di qualcuno di questi ragazzi di diventare produttore, o presentatore, o direttore della fotografia. Con l’assoluta consapevolezza del team, del lavoro di squadra, delle sterminate e larghe strade in cui il cinema si esprime (tenendo conto dei vari approcci, quindi), perché, come diceva Vertov: “Non bisogna guardare soltanto con gli occhi”. Gabriele Rigola

 
   
 
   
   

 
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