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Il NOA un importante servizio per gli alcolisti in zona 4
 
Testi e immagini forniti da "QUATTRO"


Il NOA un importante servizio per gli alcolisti in zona 4
Dal gennaio 2000 è operativo nella nostra zona un servizio specialistico territoriale della A.S.L. perla dipendenza da alcol, il N.O.A. (Nucleo Operativo Alcologia ) di via Montemartini 9 (zona Corvetto), che è uno dei tre centri distribuiti in zone diverse di Milano. Il servizio è stato istituito per fornire accoglienza e luoghi di cura a chi abusa di alcol. Abbiamo incontrato la responsabile del N.O.A. di via Montemartini, la dott.ssa Ornella Casati, che con grande disponibilità ci ha fornito una ampia panoramica sulle attività del centro. Il servizio conta su un gruppo multiprofessionale di operatori ( medici, psicologi, assistenti sociali, educatori e infermieri ) che accolgono l’alcolista e i suoi familiari, valutano la situazione e formulano un programma di trattamento personalizzato. L’approccio con il paziente è multidisciplinare e quindi fornisce un quadro completo che tiene conto dei punti di vista medico, psicologico e sociale. Presso il N.O.A. di zona ha poi anche sede il Ce.D.A.T. (Centro di Disassuefazione Alcologica Territoriale ) che offre interventi specialistici di disintossicazione e di disassuefazione all’utenza inviata dai tre N.O.A. cittadini, dai medici di base, dagli ospedali, e dalle strutture del privato sociale. I percorsi proposti prevedono trattamenti terapeutici differenziati che sono stati identificati e selezionati grazie ad una decennale esperienza clinica con pazienti alcolisti. La terapia farmacologia viene somministrata per superare la dipendenza fisica, mentre, per combattere la dipendenza psicologica e per prevenire pericolose ricadute, si utilizzano tecniche che mirano a motivare nei bevitori un cambiamento di rotta e a modificarne comportamenti e abitudini. La dott.ssa Casati ci conferma che i risultati sono davvero incoraggianti per chi decide di smettere di bere: l’85 % dei pazienti riesce a vincere completamente la dipendenza. E ciò è proprio degno di nota dal momento che l’alcolismo si sta rivelando la forma di tossicodipendenza più pericolosa. Forse non tutti sanno che ogni anno, nel nostro paese, l’alcol miete circa 30.000 vittime con costi sociali enormi (tra il 2% e il 5% del prodotto interno lordo). Il fenomeno oltretutto è in crescita tra i giovani per le motivazioni più disparate: la solitudine, l’emulazione nel gruppo, la scarsa conoscenza dei problemi fisici, psichici, sociali e sanitari derivanti dall’abuso di alcol. Negli ultimi 10 anni, osservando le abitudini degli italiani, l’abuso e la dipendenza sono in forte aumento anche per le donne: il rapporto è infatti passato da 4/1 a 2.5/1 (da 4 a 2.5 donne per ogni maschio). L’alcol, come ogni altra droga, porta alla dipendenza e, di conseguenza, ad una maggior tolleranza dell’organismo che obbliga ad aumentare gradualmente le dosi quotidiane per ottenere gli stessi effetti ricercati. La perdita di controllo e il desiderio irrefrenabile di bere portano la persona a consumare alcol anche se non lo vuole, con gravi danni fisici, comportamentali, relazionali e sociali. “Ma perché questo abuso dell’alcol?”- chiediamo. Domanda difficile a cui risponde così la dott.ssa Casati: “Qualunque siano le cause dell’abuso, l’alcol è per l’alcolista la stampella che apparentemente lo sostiene nel tentativo di superare i problemi e le difficoltà del vivere quotidiano - insoddisfazioni, incomprensioni, conflitti interni ed esterni al contesto familiare-” E prosegue: “Se si ricercano nell’alcol gli effetti euforizzante, disinibente, antidepressivo o ansiolitico, dovrebbe già scattare un campanello d’allarme e ci si dovrebbe interrogare sul modo di assumere alcolici.” L’alcolismo resta comunque un fenomeno sottostimato, ma soprattutto sottovalutato. Bisogna sfatare l’opinione diffusa secondo la quale l’alcolista è un barbone o un emarginato. Ecco l’identikit che emerge dalle indagini più recenti: chi abusa d’alcol è un soggetto di circa 40 anni (età media), coniugato, occupato e con una istruzione medio- alta. Anche lo stereotipo della casalinga che beve troppo non è più attuale. L’alcoldipendenza, infatti, colpisce donne di ogni classe lavorativa, ceto sociale, sesso e fasce d’età, anche se il bere femminile è un fenomeno ancora nascosto e meno noto rispetto a quello maschile. Inoltre l’abuso di alcol da parte delle donne si sta rivelando spesso legato a problemi alimentari molto seri, quali l’anoressia e la bulimia. I familiari e gli amici sono “imprigionati nella bottiglia” insieme all’alcolista, perché risentono del suo comportamento alcolico, ma possono avere anche un ruolo determinante nel facilitare o impedire i processi di riconoscimento del problema. Come sempre per la tutela della salute l’informazione gioca un ruolo prioritario. Rimanere indifesi di fronte ai pericoli che non si riconoscono come tali può essere molto rischioso! Anche noi quindi vogliamo fare la nostra parte: per le prime informazioni ci si può rivolgere al medico di famiglia o direttamente al N.O.A. di Montemartini 9, tel. 02 85788449. Esiste anche un centro di ascolto attivato dalla ASL per problemi correlati all’alcol, a cui rivolgersi per chiedere aiuto: numero verde 800 54 25 25 dal lunedì al mercoledì dalle 15 alle 22, il giovedì e venerdì dalle 15 alle 20. Patrizia Avena

 
   
 
   
   

 
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