Gli orti del Parco Alessandrini |
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Ci attendono, in un sabato pomeriggio di fine giugno, sotto il portico della cascina; seduti attorno a un tavolone di legno stanno concludendo un simpatico incontro conviviale per salutarsi prima dell’estate: sono gli “ortisti” del Parco Alessandrini. Ma chi è un “ortista”? Semplicemente, una persona che ha chiesto e ottenuto in concessione un orticello da coltivare all’interno del Parco.
Non stupitevi, non è proprio una novità! Spariti da tempo gli orticelli selvaggi, oggi l’esperienza degli “orti in città” ha preso un’altra piega, ufficiale e organizzata.
Fra una fetta di torta casereccia e un bicchiere di vino il Dr. Pozzati, coordinatore degli “ortisti” del Parco Alessandrini, ci ragguaglia sulla situazione, tuttora in evoluzione. Come in altre aree verdi urbane, anche nel Parco Alessandrini sono stati allestiti degli orti: per la precisione 62 (31 da 25 mq, 18 da 50 mq e 13 da 90 mq) e un altro lotto di orticelli è in progetto, sia per la disponibilità di spazio, sia per l’elevato numero di richieste da parte di pensionati della zona intenzionati a non restare con le mani in mano.
Naturalmente l’iniziativa, svolta sotto l’egida dell’Ente Pubblico e destinata ai pensionati, è necessariamente ben organizzata e debitamente regolamentata. Ogni orticello è recintato ed è fornito di una presa d’acqua, di un cassone in legno per il deposito di attrezzi e materiali vari e di un cassonetto per il compostaggio. Gli “ortisti” stessi organizzano un comitato di gestione e nominano un coordinatore che mantiene i rapporti con il Consiglio di Zona e che ha il delicato (e talvolta ingrato) compito di far rispettare le regole ai “compagni di orto”. Già!, poiché il regolamento comunale per la concessione degli orti prevede, com’è comprensibile, alcune norme ben precise. Per esempio, chi chiede un orto non può poi lasciarlo incolto, non è permesso costruire baracche o altre strutture all’interno degli appezzamenti e non si possono coltivare essenze arboree; inoltre, la concessione dura al massimo tre anni (anche per dare la possibilità ad altri di fruire dell’iniziativa) … e chi si è affezionato al proprio orticello è spesso restio ad abbandonarlo!
Di tutto questo ci parla, con entusiasmo, il Dr. Pozzati al quale inevitabilmente chiediamo se, alla fin fine, avere un orto è vantaggioso anche economicamente. Ovviamente il Dr. Pozzati si fa una bella risata e ci fa notare che fra l’affitto annuo di un euro al metroquadro (simbolico finchè si vuole, ma pur sempre esistente), il contributo per il consumo d’acqua (fra i 10 e i 20 euro annui), l’acquisto di sementi e concime, la fatica (l’orto se lo deve dissodare l’ortista fin dall’inizio e qui il terreno non è dei più soffici!) e gli inevitabili furterelli (le recinzioni non sono certo invalicabili!) tanto varrebbe andare all’Ortomercato a comprare le cassette di insalata a un euro! (Fra l’altro, proprio prima di andare in stampa, apprendiamo che questa estate si è verificata una spiacevole recrudescenza dei furti notturni sistematici e organizzati). No!, gli “ortisti”, sia pure con le debite differenze individuali, hanno come obbiettivo principale quello di restare attivi, di avere un punto di ritrovo per socializzare e di svolgere un’attività a loro congeniale, altrimenti preclusa in una città come Milano.
E’ inevitabile a questo punto pensare che, come molte attività di cui si rischia di perdere la conoscenza all’interno di certi contesti sociali uniformanti e caratterizzati da un’estrema divisione dei compiti, anche le attività produttive di base in una grande metropoli sono quasi sconosciute; ed è quindi confortante sapere che, sia pure in misura ridotta, queste possano essere consentite. Ma se sono solo i pensionati a svolgerle (cioè chi già le conosce) come si trasmetteranno queste conoscenze? E i giovani? Gli “ortisti” ci spiegano che, comunque, la gente passa, si ferma a guardare, chiede, discute; non solo, ma è in programma, con la collaborazione del GREEM (Gruppo Ecologico Est Milano) l’allestimento di un appezzamento didattico da mettere a disposizione delle scolaresche. Bene, bene! Speriamo che il progetto vada in porto al più presto!
Prima di accomiatarci giriamo fra gli orti e ammiriamo i cespi di insalata, le piante di pomodoro e anche tanti fiori. Bella anche esteticamente, l’area degli orti al Parco Alessandrini merita certamente una visita. Andateci, ma … (siate comprensivi) … senza rubare le zucchine! Francesco Pustorino
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