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Il Calendario del Popolo festeggia i suoi 60 anni
 
Testi e immagini forniti da "QUATTRO"


Il Calendario del Popolo festeggia i suoi 60 anni
In via Simone d’Orsenigo 21, ha sede, da due anni (ma prima era dietro l’angolo, in via Rezia), la Casa editrice Teti, in altre parole un pezzo di storia dell’editoria italiana del secondo dopoguerra. Nel 2005 compirà 60 anni il Calendario del Popolo, prestigioso mensile di gran valore intellettuale, da oltre trent’anni edito proprio da Nicola Teti. “Prima ancora della liberazione del Nord”, spiega Teti, “il Partito Comunista Italiano si pose il problema di dare una formazione politica e culturale ai giovani partigiani che stavano ancora combattendo ma che successivamente sarebbero diventati amministratori della cosa pubblica, come si diceva allora. Sulla base di esperienze fatte dal Partito Socialista si pensò di fare una piccola rivista, cui fu dato il nome di Calendario del Popolo, così chiamata per l’impostazione “cronologica”, con grande spazio alle ricorrenze e agli avvenimenti. Era il 27 marzo 1945”. La rivista, fondata da Giulio Trevisani, è inizialmente edita dalla sezione Cultura e Propaganda del Partito Comunista, ed ottiene un clamoroso successo. La sua natura di periodico di cultura generale, ben aldilà di un semplice foglio propagandistico da militanti, ne fa un importante strumento di crescita personale, diretto ed efficace, per tutti gli “affamati di cultura”. “Nel 1946 la rivista si trasferì a Milano, e, considerato il crescente successo, chiese la stampa in rotocalco, effettuata presso De Agostini. La tiratura era di 120.000 copie, ma le persone raggiunte erano molte di più, giacché allora venivano organizzati gruppi di studio, ad esempio in Emilia Romagna, che si riunivano proprio attorno alla rivista”, prosegue Teti. Nel 1947, dopo due anni di grande successo, inizia il declino, lento ma continuo fino al 1964, l’anno della morte di Palmiro Togliatti, in cui la crisi diviene insostenibile. La rivista giunge vicino alla chiusura, ed è in questo delicato momento che subentra Nicola Teti: “Fu Claudio Fratini, uno dei compagni della segreteria del partito, a propormi a Natta, in seguito ad un colloquio che avevamo avuto in precedenza. Ricordo la sfiducia di alcuni, che pronosticavano per il calendario in mano mia una vita non più lunga di alcuni mesi. Le innovazioni che apportai furono legate ad una riduzione dell’organico, al passaggio dal rotocalco alla macchina piana e ad un nuovo formato, meno dispendioso di quello molto grande utilizzato in passato”. Ma il vero cambiamento radicale introdotto da Teti è l’assegnazione della direzione del periodico a Carlo Salinari, personaggio di primo piano della cultura italiana e intellettuale di grande prestigio. Altri grandi personaggi sono passati nel corso degli anni per le pagine del Calendario; a questo proposito Teti racconta un curioso episodio: “Tra le varie iniziative che erano state organizzate dal Calendario a scopo promozionale e culturale vi era un premio nazionale per la poesia dialettale. Ricordo che si classificò al secondo posto in un’edizione degli anni ’50 un giovane maestro friulano: si chiamava Pierpaolo Pasolini”. Oggi il Calendario è ancora assai vitale, diretto da Franco della Peruta, ed ha proseguito la propria funzione con grande rettitudine, tra molteplici difficoltà, sopravvivendo anche grazie a prestiti e donazioni di lettori e affezionati. E’ interessante rilevare anche come l’attività editoriale di Nicola Teti non si esaurisca nel solo Calendario, bensì comprenda altre interessantissime pubblicazioni, soprattutto di carattere storiografico, e, anche attività culturali controcorrente, come le due mostre esposte negli ultimi anni, “Macaroni e Vucumprà” e “Balie Italiane e Colf straniere”. Entrambe queste mostre si prefiggono di toccare con grande intensità i temi del razzismo e dell’immigrazione, proponendo esempi del passato in cui è toccato a nostri concittadini patire all’estero crude sofferenze legate a povertà ed indigenza. “Sono ora in preparazione due mostre; la prima prende spunto da uno scritto inedito di Mazzini, in cui egli denuncia lo sfruttamento di bambini italiani a Londra, vestiti da straccioni, per commuovere e conquistare elemosina. La maggior parte di questi bambini era reclutata nelle zone dell’Appenino parmense. La seconda mostra, ancora in fase di progettazione, toccherà il tema dei bambini ingaggiati, durante la prima guerra mondiale per recarsi al fronte e scavare trincee, sfruttando la loro bassa statura. Si calcola che oltre 60.000 bambini partirono per il fronte dall’Italia durante il primo conflitto mondiale”. Altre due iniziative, quindi, che proseguono, con estrema coerenza, quel programma di divulgazione culturale, alta ma sempre attenta alle situazioni più problematiche, che aveva caratterizzato sin dagli esordi il Calendario e l’attività editoriale di Nicola Teti. Simone Spoladori

 
   
 
   
   

 
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