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La beneamata nuoce alla salute
 
Testi e immagini forniti da "QUATTRO"


La beneamata nuoce alla salute
Pareva tutto sommato un buon padre di famiglia, grande e grosso e un po’ grossolano, odore di dopobarba e capelli tirati lustri dal poco lavaggio. Si avvicinò al bancone del bar. <> domandò con rude bonarietà strizzando l’occhio al barista. Quelli lì erano Luiss e Renato, seduti a un tavolino d’angolo, al cospetto di un bianco color candeggina che metteva bruciore di stomaco solo a guardarlo. Loro fissarono il buon padre di famiglia pensando a come sarebbe stato dolce rendergli vedova la moglie e orfani i figli; perché Luiss e Renato a insultargli la madre avrebbero reagito così così, a fare allusioni sulla vivacità erotica a uso terzi delle ormai attempate mogli avrebbero alzato le spalle, la patria non sapevano nemmeno cosa fosse e sulla religione avevano idee poco in linea con il Concordato, ma a toccargli la squadra del cuore scattavano come le bisce di Ponte Lambro dei bei tempi in cui a Ponte Lambro c’erano ancora le bisce. I veri tifosi sono quelli che tifano per squadre che non solo non vincono mai niente, ma che quando scendono in campo mettono alla prova le coronarie di chi le ama. Da questo punto di vista Luiss e Renato si sarebbero potuti considerare tifosi perfetti, non fosse per il dettaglio che i loro cuori non palpitavano per le sorti della Solbiatese o del Vidigulfo, ma per quelle della Beneamata, cioè dell’Inter, la squadra di Milano. <> diceva Luiss. <> rincarava Renato. Così, al tavolino del bar, dopo aver mentalmente disperso sul prato di San Siro le ceneri del buon padre di famiglia ignaro e ancora appoggiato al bancone, si misero a fantasticare della loro formazione ideale, pescando fra i campioni di tutti i tempi. In porta uno con gli occhi da furetto carogna, che ti esce di ginocchio e gli attaccanti lo sanno e prendono nota, e che devi ancora tirare che lui te l’ha già parata. <> suggerì Renato. Luiss ebbe un sobbalzo. <> Quanto ai terzini, uno deve essere di quelli stagni, che ti prendono l’uomo e te lo brutalizzano senza dare nell’occhio, che so…<> suggerì Renato. Per l’altro terzino un fluidificante che magari ti va in gol. <> tornò a suggerire Renato. <> sentenziò Luiss. Poi ci vuole il centrale, lo stopper. Uno fine, che con le caviglie degli attaccanti ci si fidanza e gli arbitri neanche se ne accorgono. Tipo…<> suggerì Renato. E poi il libero: calcio moderno un bel niente, con quest’Inter che ti prende i gol che ti prende la difesa la devi inchiavardare, perciò un bel libero davanti al portiere, di quelli carismatici, con gli occhi che dicono “no pasaran”. <> propose Renato. Luiss guardò al soffitto con fare implorante. <> decise quando la sua costernazione ebbe termine. Quanto al mediano di spinta, ci vuole uno con i polmoni da balena, basso di chiappa così è più difficile da mandar giù quando avanza, e con nei piedi la castagna, che quando arriva a trenta metri dalla porta i portieri cominciano a toccarsi. Si guardarono. <> dissero all’unisono. Ala destra: veloce, resistente, testa bassa, cross da abbracciarlo ogni volta che ne fa uno, e che sappia come è fatta la porta di quegli altri. Renato disse prima Bruno Conti e dopo Franco Causio. Luiss scuoteva la testa. <> decise. Poi una punta leggera, quelli grossi si scassano sempre e non giocano mai. Uno da contropiede, che ti buca le difese e loro neanche lo vedono passare, quasi una mezza punta, ma che la mette dentro da dio. <> disse Renato. Poi un falso centravanti, uno da contropiede, veloce che per fermarlo gli devi sparare, forte nel dribbling. <> disse Luiss. <> protestò Renato. <> impose Luiss. Il regista: uno col cervello nei piedi e la grande visione del gioco, preciso come un orologiaio. <> azzardò Renato. Luiss fu sul punto di sputargli nel bicchiere del bianchino. <> domandò con severità. Renato, che aveva coperto con la mano il bicchiere, accettò di buon grado. E adesso il fantasista, di quelli imprevedibili, che ti lasciano l’uomo sulle zolle, e che con il pallone fanno quello che vogliono. Renato fu sul punto di dire Maradona, e pensò anche a Roberto Baggio. <> aveva già stabilito Luiss. Si guardarono. E improvvisamente esplosero, e gridarono, scandendo e battendo i piedi per terra e i pugni sopra il tavolino, perché avevano trovato l’Inter della riscossa, che avrebbe vinto tutto: <> Tutta la gente che stava nel bar si voltò per guardarli. Brutta bestia l’età, commentò qualcuno. <> domandò Renato. <> gridò Luiss alzando il bicchiere. <> fece Renato. <> corresse Luiss. <> disse Renato, e toccarono i bicchieri e li vuotarono. <> disse Renato. <> aggiunse. <> gli disse Luiss con gli occhi lucidi di scoramento. E insieme scandirono ancora: Sarti, Burghich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Domenghini, Mazzola, Jair, Suarez, Corso! Giovanni Chiara P.S. In Redazione mi dicono che a Milano esiste un’altra squadra di calcio: giuro che non lo sapevo.

 
   
 
   
   

 
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